
L'americano George Gessert (1944, Milwaukee, Wisconsin) pittore e bioartista specializzato nell'ibridazione dei fiori, ha affermato: "incrocio fiori perché ritengo che questa pratica sia una delle forme più immediate e complete di accesso alla bellezza".
Senza arrivare agli eccessi di questo esponente della bio-art, che agisce direttamente sul patrimonio genetico degli iris per farne strumento del proprio personale ideale di bellezza, il mondo vegetale, in generale, ed i fiori, in particolare, sono da sempre fonte inesauribile di ispirazione di tutte le arti decorative, e dopo anni di purismo inanimato sembrano pronti a ritornare come protagonisti di primo piano della pittura, dell’architettura, del design in tutte le sue declinazioni.
Nel mondo dell’arredamento di interni, dai materiali edilizi di rifinitura come piastrelle o pavimenti, ai mobili contenitori, agli elettrodomestici, alle lampade, tutto fiorisce, arricchendosi di una nuova, voluttuosa vitalità, tutto si riempie di petali e foglie delicate.
Che si tratti di una versione del nuovo millennio delle suggestioni liberty o, piuttosto, di un modo per evocare le sensazioni che solo la materia organica riesce a provocare, poco importa: forme e colori floreali sbocciano, ad esempio, sulle sedute ANTIBODI e Bloomy di Patricia Urquiola, per Moroso, compaiono sulla poltrona VERY ROUND di Louise Campbell, per Zanotta, o nelle lampade a sospensione della stessa designer per Poulsen.
Com’è ovvio che fosse, il settore dell’interior design che si è mostrato immediatamente sensibile al ritorno degli ornamenti floreali è quello del tessile e dei parati. Abbandonate le fredde monocromie minimali degli scorsi anni, i tessuti riscoprono fiori e foglie, ispirandosi spesso alla produzione tessile mediorientale, che fotografa, stilizzandola, l’abbondante vegetazione delle lussureggianti oasi dell’Asia centro occidentale.
Non sorprende, quindi, che sia ritornata in produzione l’opera decorativa della vulcanica Florence Broadhurst (1899, Queensland, Australia-1977, Sidney, Australia). Le creazioni della fondatrice della Florence Broadhurst Wallpapers Pty Ltd, con i loro colori brillanti e l’armonico equilibrio di forme ispirate alla natura, hanno monopolizzato il mercato australiano della produzione tessile fino alla sua misteriosa morte, alla fine degli anni settanta, e sono state esportate in tutto il mondo.
Oggi rivivono nel design di interni (Coogee Bay Hotel, Sydney, Australia) o riprodotte da stimati designer come Akira Isogawa o Karen Walker, che ne hanno adattato i motivi decorativi all’industria del fashion design.
Persino l’architettura non rimane indifferente a queste tendenze decorative.
Ad esempio, il flag shop di Dior, ad Omotesando, Tokyo, progettato da Sanaa, sigla sotto cui si nascondono Kazuyo Sejima e Ruye Nishizawa, si caratterizza proprio per il suo obiettivo di esprimere i tratti di femminilità ed eleganza della griffe francese, riannodando, in un certo qual modo, i fili di un profondo legame tra il marchio europeo e la cultura giapponese. L’edificio porta il segno di Kazuyo Sejima, protagonista femminile di un settore professionale (quello dell’architettura) prettamente maschile. Il progetto riesce a fondere la purezza delle forme (ereditata forse dai lunghi anni di collaborazione con Tadao Ando) con un espediente decorativo della facciata che, attraverso due diversi strati di rivestimento, consente di riprodurre sulla superficie esterna dell’edificio la gentilezza degli ornamenti ispirati alla natura ed alla antica arte dell’ikebana.
Anche il progetto il progetto del primo monomarca americano di Pomellato, al 741 di Madison Avenue di New York, in una commistione di antico e moderno, si arricchisce di una scultura luminosa che riproduce fiori di pesco illuminati da fibre ottiche, opera di Michael Lin, l’artista noto a livello internazionale per i suoi affreschi e pavimenti dipinti, che riproducono su larga scala i motivi floreali tradizionali dei tessuti Taiwanese.
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