25 Marzo 2007

stampa

È in partenza dalla stazione la città del futuro

Spesso è stata suggestivo sfondo di storie cinematografiche. Recentemente si è trasformata nell’inconsueta location di nuovi spazi museali, come la Gare d'Orsay di Gae Aulenti. In ogni caso la stazione riveste un’importanza strategica della città moderna.
È il luogo di arrivo e di partenza dei collegamenti a lunga percorrenza ed il nodo nevralgico di incrocio dei principali mezzi di trasporto urbano; è il centro in cui si integrano tutti i sistemi di comunicazione che servono la città ed il punto di contatto con il territorio al di là della città stessa; è “la piazza” dei viaggiatori (Aldo De Poli) e spesso dei senza dimora.
Sempre più di frequente, però, nella realtà globale, in cui comunicazione e collegamento sono sinonimo di progresso ed efficienza, è il simbolo della rinascita delle città, perchè la modernizzazione del paesaggio urbano parte proprio dal ripensamento di questo spazio.

Sicuramente questo è il carattere della Nuova Stazione Alta Velocità Napoli - Afragola, progettata da Zaha Hadid, che entrerà in funzione dal 2008 per la fermata dei treni veloci in viaggio sulla Roma-Napoli e per lo scambio con i treni del trasporto regionale e quelli della Circumvesuviana.
Come un ponte sopra ai binari, che si sviluppa per una lunghezza di circa 350 metri e raggiunge un’altezza massima di 25 metri, il progetto si imporrà come un segno forte sul territorio per annunciare l’ingresso a Napoli.

Anche la stazione Guillemins a Liegi costituisce un esempio in questo senso.
Inaugurata nei mesi scorsi, essa mira a recuperare la città alla sua passata importanza nella regione, e contemporaneamente, di risanare una zona urbana fortemente degradata.
Se fino alla fine degli anni sessanta, infatti, Liegi rappresentava un centro di grande rilievo economico, grazie alla sua vicinanza ai bacini di estrazione del carbone e del ferro e ad un intenso sviluppo dell’industria siderurgica, successivamente ha conosciuto un periodo di grave crisi, con punte di disoccupazione fino al 20 %.
Il progetto, commissionato dall’ EuroLiègeTGV a Santiago Calatrava, dunque, doveva essere funzionale al primario obiettivo di potenziare i collegamenti con le grandi capitali europee come Bruxelles, Francoforte, Maastricht, Lussemburgo, in modo da sottrarre Liegi ad una pericolosa emarginazione dal resto della regione.
L’idea era, quindi, innanzitutto, quella di creare una struttura che fosse adatta all’alta velocità e
dare un forte segno di innovazione attraverso il nuovo progetto della stazione.
Non si poteva, però, prescindere dal recupero di tutto il quartiere della stazione, fortemente depresso e di fatto isolato all’interno del triangolo formato dall’autostrada, dal fiume Meuse e dalla ferrovia.

Il prodotto di queste diverse esigenze è stato duplice.
Da un lato la realizzazione della nuova stazione, una struttura monumentale e di forte impatto, come nella tradizione delle opere dell’architetto valenciano, ma che al tempo stesso si distingue per la sua trasparenza ed agilità.
Pensata come un punto di scambio tra mezzi di trasporto veloce (del resto da Liegi è possibile raggiungere il centro di Bruxelles in solo 35 min.), l’operadi Calatrava si caratterizza per grande senso di apertura e di accessibilità. La stazione non ha più facciate che la racchiudono, ma è completamente aperta, come un’enorme copertura di acciaio e vetro che se si sviluppa su una lunghezza di ca. 190 metri.
I viaggiatori possono accedere, ai diversi livelli in cui la stazione si articola, dalla collina de Cointe alle sue spalle, dall’autostrada, attraverso un nuovo ponte, oppure dal nuovo grande asse viario la cui realizzazione accompagna la costruzione della stazione.

Nell’ottica di risanamento del quartiere, infatti, il progetto prevede un ampio piazzale davanti alla stazione ed una larga via d’accesso, paragonabile all’avenue des Champs-Élysées. Attraversando tutto il quartiere fino al fiume, la via si collega all’isola che ha ospitato la Exposition internazionale del 1930 mediante un ponte sulla Meuse. Così, unendo con una linea continua l’isola sul fiume con quel polmone verde della città che è la collina de Cointe, si ottiene l’importante effetto di far uscire il quartiere dall’isolamento che lo caratterizzava e si creano le premesse per una più forte integrazione della stazione stessa nel tessuto urbano.


Ripalta Borrelli