
È facile da coltivare e si sviluppa rapidamente (alcune specie crescono fino ad un metro al giorno). È resistente e flessibile. È altamente eco-compatibile, anzi ecologico, se si pensa che una piantagione di un ettaro è capace di catturare fino a 17 ton. di anidride carbonica. È il bambù, fondamentale nelle economie dei paesi dell’Estremo Oriente o dell’America centro-meridionale, dove prospera in abbondanza e varietà, ma quasi sconosciuto alle nostre latitudini. Eppure si tratta di un materiale dalle numerose e sorprendenti proprietà, destinato ad una utilizzazione sempre più vasta nell’edilizia e dell’architettura.
Da molti anni gli architetti colombiani Simon Velez e da Marcelo Villegas si servono di una varietà di bambù particolarmente adatta all’edilizia, la guadua, con caratteristiche tali che potrebbe costituire una seria soluzione al problema casa nei sovrappopolati centri dell’America latina. Nel 2000 Velez ha progettato e realizzato per ZERI, il padiglione per l’Esposizione Universale di Hannover, una grande struttura in bambù che ha superato positivamente i test statici e di resistenza al fuoco previsti dal regolamento edilizio europeo e dai parametri della rigorosa legislazione tedesca. Una conferma delle qualità di questo materiale, che è materia prima e prodotto al tempo stesso perché può essere utilizzato così come si presenta in natura, che ha ottime doti di resistenza alla trazione ed alla compressione, che addirittura aumentano con il passare del tempo, e risponde bene alle sollecitazioni sismiche.
Kengo Kuma, tra i massimi esponenti del pensiero architettonico contemporaneo giapponese e vincitore nel 2002 dello Spirit of Nature Wood Architecture Award, (riconoscimento istituito in Finlandia nel 1999), è tra i primi estimatori di questo prodotto. Lo considera, anzi, un’arma di primaria importanza nella sua personale battaglia contro il calcestruzzo ed il cemento, che l’architetto giapponese considera troppo invasivi. Il bambù, al contrario, non altera la natura degli insediamenti umani, ma, anzi,contribuisce a mantenere viva l’essenza dell’architettura giapponese tradizionalmente tesa all’armonia e all’equilibrio tra uomo e natura.
Il Great Bamboo Wall, un’abitazione è adagiata nei pressi della Grande Muraglia Cinese, è l’esempio di questa aspirazione.
La soluzione architettonica che la caratterizza è fortemente influenzata dall’opera millenaria che occupa il paesaggio. Kuma, infatti, è rimasto affascinato dal fatto che una struttura ingegneristica imponente come la Grande Muraglia, riesca ad integrarsi perfettamente con l’ambiente in cui è collocata. Questo muro maestoso che si adagia a perdita d’occhio sull’ondulato ricorrersi delle colline cinesi, non appare estraneo al contesto, ma in perfetta armonia con l’ambiente.
Nella realizzazione del Great Bambolo Wall, dunque, l’architetto si è imposto la stessa finalità di integrazione dell’opera nella natura perchè “L'architettura deve essere concepita come una cornice per osservare l'ambiente (…) Cancellando l'oggetto dobbiamo rendere manifesto il luogo”.
In questa prospettiva, la scelta del bambù riveste un’importanza strategica. I due muri che costituiscono la facciata principale si mimetizzano perfettamente al panorama circostante. Sono realizzati da file verticali di canne di bambù svuotate (in corrispondenza dei nodi presentano degli ispessimenti coriacei) ed in cui sono state inserite aste di acciaio ed effettuato un getto controllato di cemento, in modo da eliminare alcune fragilità ed aumentarne le proprietà strutturali, senza modificarne minimamente quelle estetiche.
Una parete di bambù serpeggia attraverso la casa e come uno schermo filtrante, genera giochi di luce e di ombra, grazie alla sapiente alternanza di diverse densità e diametri.
Ma il cuore del progetto è il cd. lounge bambù, una stanza esterna circondata da bambù su tre lati e che sembra galleggiare sopra uno stagno poco profondo, come una sorta isola.
La penetrabilità delle pareti permette di vedere il paesaggio e lo spazio esterno si pone in questo modo, in continuità con il resto della casa, creando un ambiente con una forte spiritualità zen. Una nuova interpretazione della capanna dell'erudito dedicata alla solitudine ed alla contemplazione.
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