
Dalla produzione di utensili e attrezzi alla realizzazione di arredi, dagli oggetti religiosi e rituali, fino alla fattura di cesti e vasi, l’uso del bambù in ogni aspetto della vita quotidiana, in Giappone, è una tradizione millenaria. Ancora nell’immediato dopoguerra migliaia di artigiani erano impiegati nella realizzazione di prodotti in bambù, ma già verso la fine del diciannovesimo secolo emergevano rari talenti in grado di creare vere e proprie opere irripetibili. Oggi gli artisti del bambù sono meno di un centinaio, ma la sapiente arte della sua lavorazione, già raffinata, si è evoluta in una nuova forma di arte, con la realizzazione di sculture che possono considerarsi la perfetta espressione del gusto e del senso estetico della cultura giapponese, sempre rivolta all’armonia tra natura ed artificio.
Così, dalla antica tecnica dell’intreccio del bambù nascono opere uniche e preziose, in cui la tensione dei fasci convive con la coesione dell’oggetto, la semplicità della forma con la complessità della realizzazione, la naturalezza del materiale con la raffinatezza dell’oggetto. Lavori affascinanti anche per gli occidentali, come Lloyd Cotsen, che da vero estimatore del genere, è proprietario di una delle collezioni private più ricche al mondo, in parte esposta in “Masters of Bamboo: Japanese Baskets and Sculpture in the Cotsen Collection", presso l’Asian Art Museum di San Francisco.
Parlare di ceste di bambù non rende adeguatamente l’idea della raffinata tecnica e del complesso lavorio che si consuma dietro queste opere, con risultati sorprendenti. Il bambù intagliato, intrecciato, lavorato, può assomigliare a legno antico o a cuoio brunito. Il rattan, la canapa, la pietra, l'oro, si mescolano ad altre materie con effetti decorativi inaspettati.
Ma il bambù è un mezzo che richiede precisione e tempo. Occorrono almeno dieci anni per acquistare padronanza delle basi necessarie per la fabbricazione di un cesto, dopo una fase iniziale in cui si può solo osservare il maestro al lavoro e attender alla pulizia, raschiatura e preparazione del bambù, per conoscere e saper scegliere il materiale tra le 600 varietà differenti di bambù che crescono in Giappone: la bellezza naturale delle canne, infatti, ha un peso notevole nella riuscita dell’opera e, dunque, spessore, forma, età, densità della fibra, flessibilità, devono essere selezionati con cura.
Solo dopo si possono mettere in pratica le conoscenze apprese, imitando i cesti Karamono (antichi cestini cinesi), in modo da imparare le diverse tecniche di intrecciare il bambù. Il cesto si costruisce dalla base ed il passaggio dalla base alla parte inferiore del cesto, in cui la tessitura piana e bidimensionale passa alla forma tridimensionale, è una delle fasi più importanti e più difficili, da cui dipende il successo del resto del lavoro.
Il primo artista di bambù giapponese conosciuto, perchè ha cominciato firmare i suoi lavori, è Hayakawa Shokosai I (1815-1897), figlio del samurai Hayakawa Keigoro.
Ancora oggi un suo discendente Hayakawa Shokosai V, è annoverato tra i “masters of bamboo” e, nel 2003, è stato insignito del titolo di Living National Treasure nelle arti del bambù.
La maggior parte degli artisti giapponesi appartiene ad una delle due maggiori associazioni professionali del settore il Nihon Kogeikai ed il Nitten.
Della prima fanno parte artisti come Yako Hodo, Fujitsuka Shosei, Nihon Kogeikai, il cui lavoro è più attento a coniugare la soluzione estetica con la funzione e mira all’eccellenza della tecnica. Nel Nitten operano Syoryu Honda, Minoura Chikuho, Yamaguchi Ryuun o Torii Ippo, esponenti di una maggiore propensione all’espressione artistica ed alla bellezza scultorea dell’opera.
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