
"A chi mi domanda la ragione dei miei viaggi rispondo che so bene quello che fuggo ma non quello che cerco."
Mezzi di trasporto per tutte le tasche, comunicazioni efficienti, informazioni di facile acquisizione e strutture organizzate permettono di visitare il mondo con estrema facilità. Così, oggi, il termine viaggio non evoca più gli spostamenti lunghi e impegnativi che affaticavano i pellegrini medievali o i prolungati soggiorni di studio attraverso l’Europa per la formazione dei giovani borghesi dell’800. L’essenza del viaggio, che può e continua ad essere un percorso di conoscenza e di rinascita del viaggiatore, non cambia. Tuttavia essa si è certamente arricchita di nuove forme di incontro con i luoghi dello spazio, della cultura e della storia.
Qual è il significato ad esempio, di un soggiorno a Villa Amistà, se non quello di una immersione quasi corporea nell’arte contemporanea e nel design. Restaurando l’antica villa quattrocentesca dei Conti Banda, la famiglia Facchini, nuova proprietaria, ha realizzato non solo un lussuosissimo hotel a cinque stelle, ma una vera e propria esposizione permanente di artisti internazionali, da Cindy Sherman ad Anish Kapoor, da Beatriz Millar a Frank Lloyd Wright a Vanessa Beecroft ad Arnaldo Pomodoro. Così, a Corrubio, nel cuore della Valpolicella, sotto l’ambiziosa direzione artistica di Alessandro Mendini, convivono armoniosamente pezzi d’arte moderna originali e prodotti che hanno fatto la storia del design, arredi esclusivi ed opere create appositamente per l’ambiente, in una sorta di “neo-barocco” che è stato la chiave per reinventare questa “villa utopica e meravigliosa, piena di storia e di magia” (per dirla con le parole di Mendini).
Anche se con una carica emotiva del tutto diversa, un’operazione simile è stata tentata da Olivier e Patrizia Massart nel Domaine des Andeols. Nel cuore di Luberon, in Provenza, sulla sommità di una collina panoramica circondata da laghi, campi di lavanda ed antichi alberi d’ulivo, sorge un lussuoso complesso ricettivo composto da nove suite, un ristorante con sala interna ed esterna ed una spa. Ognuna delle suite, in realtà abitazioni completamente indipendenti, è arredata con oggetti di design e dipinti, sculture ed oggetti d’arte raccolti ai quattro angoli del mondo dai proprietari.
Il viaggio, in questo modo, diventa non solo un occasione di contatto con gli splendidi luoghi che in cui l’hotel è ubicato, ma anche un percorso attraverso la collezione privata dei proprietari, attraverso il loro gusto ed esperienza, il loro sogno di casa, espresso in modo molto deciso ed originale in ciascuna delle nove maison.
In altri casi la struttura ricettiva mira ad un coinvolgimento ancora più profondo con l’arte. L’ospitalità diventa l’occasione per una immedesimazione diretta del viaggiatore nell’opera.
Accade nell’Atelier sul mare, a Castel di Tusa, in provincia di Messina: qui Antonio Presti, novello mecenate ha scelto di realizzare la sua utopia di arte “pura, irripetibile, personale”. Ognuna delle 40 camere del piccolo albergo siciliano è non solo il luogo fisico per l’installazione dell’opera d’arte, ma addirittura il veicolo per la sua creazione ed il risultato artistico perseguito si completa e realizza solo quando la camera viene abitata. Basti pensare alla stanza Linea d’ombra, (Michele Canzonieri, 1992), dove il letto è una grande zattera di legno adagiata sul pavimento-mare di ceramica blu e dall’intero terrazzo, quasi sospeso sul mare, è stata ricavata la vasca da bagno.
Con lo stesso spirito nasce l’idea delle camere d’arte dell’Hotel Estela, a Barcellona. Quando, nel 1993, il pittore spagnolo Antonio Xaus decise di utilizzare le pareti, il pavimento, le lenzuola e la biancheria della camera 105 come tele della sua pittura, per protestare contro “la perdita di passione e gioia dell’arte contemporanea” si trattò solo del primo passo, cui sarebbero seguite altre nove camere d’artista, ad opera di Quim Hereu, Josep Maria Subirachs, Josep Puigmartì, Joan Irìarte ed altri. Perché l’ospitalità dei viaggiatori potesse trasformarsi nell’esperienza di sognare e vivere nel bel mezzo di un’opera d’arte.
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